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Di italiani che vivono qui ne ho trovati di vari tipi, di cui tutti generalmente motivati da tre cose: il carro dei buoi, l'esilio volontario, il freddo.

Alle volte esistono altri motivi, ma i tre che ho menzionato sono onnipresenti in percentuali diverse sepur minime. Raramente il carro dei buoi non c'entra.

La prima parola che mi viene in mente pensando a Boca de Yuma è fancazzismo, subito dopo l'associazione, il mio stupore per la vasta presenza di italiani in un paesino di 1500 abitanti viene meno. Di italiani ne ho conosciuti già una decina e ne mancano ancora! Dalle mie stime, sembra che ce ne siano almeno il doppio.
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Boca de Yuma è una piccola favelas. Tanti bambini scalzi e seminudi, strade sporche e impolverate e qualche piccolo ristorante "nel centro" che non ha i problemi di visite da parte dell'ASL locale.

I dominicani sono persone gentilissime, non sono violenti anche se vederli girare con il macete può fare un po' effetto; sorridono sempre e, spesso, sono loro a salutarti per primi. Tutta questa gentilezza però può avere uno scopo: il bianco qui è visto come un'opportunita sia dagli uomini che dalle donne. Gli uomini sono sempre disponibilissimi a venderti qualsiaisi cosa o ancora peggio a chiederti dei soldi in prestito.
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Sono partito alle 15 da Milano Malpensa per arrivare dopo 10 ore di volo alle 20:30 a Punta Cana. Al mio arrivo il mio amico Lello mi aspettava all'aeroporto con un taxi noleggiato per l'occasione.

L'aereo è una macchina infernale, stai dieci ore seduto una poltrona e poi ti ritrovi in un altro mondo, in un altro tempo. La lingua è diversa, la gente è diversa, gli odori sono diversi.
Per arrivare qui a Boca de Yuma abbiamo percorso circa un centinaio di km di strade, era buio e quindi non ho potuto vedere molto, ma passando nel mezzo di Punta Cana e di Higuey ho potuto notare che la Repubblica Dominicana oltre che essere assolutamente uno stato molto povero subisce anche molto l'influenza statunitense, sia nei modi di fare, di vestirsi che nella ricerca degli status symbol.

A Boca de Yuma sembra di essere in un piccolo paesino turistico circondato da una piccola favelas. A me fa persino strano che qui ci siano dei ristoranti ed un albergo che tra l'altro è nuovo; le strade per il 90% non sono asfaltate, 9 bambini su 10 non hanno le scarpe, le macchine hanno 1 targa si e due no, i motorini non hanno le targhe nel modo più assoluto e ci viaggiano sopra in 3 o 4 ovviamente senza casco.

Il mare è stupendo ed essendo Boca de Yuma un baya di pescatori, per arrivare alla spiaggia caraibica bisogna farsi portare all'altra sponda del piccolo golfo che non è raggiungibile a piedi se non con due ore di camminata. La piccola traversata nella barca di legno ha un non so che di suggestivo, sembra di far parte di una piccola spedizione che si vedono nei documentari di Discovery Channel, ma soprattutto di appartenere ad un altro tempo.

Arrivati sull'altra sponda, camminiamo per 1km tra baracche e bambini che vengono a salutare Lello per chiedere le caramelle di cui non siamo mai senza. I bambini sono veramente tantissimi, mi è capitato di vedere una piccola ragazzina a cui non avrei dato, ad occhio e croce, più di 16 anni con il suo piccolo bambino di 1 anno in braccio. Non sono molto abituato a queste cose, la cosa mi ha lasciato leggermente turbato.

La spiaggia è proprio dello stile caraibico: solitaria, sabbia finissima, mare chiarissimo, ma un unico neo: i dominicani non hanno nessuna concezione dell'ambiente, sono peggio dei maiali. Buttano qualsiasi cosa che hanno in mano per terra, nel mare, in mezzo ai prati, fuori dal finestrino del bus o direttamente sulla strada davanti a casa loro. Sono zozzi! Purtroppo questo è un paese che vive di turismo e i dominicani vogliono il turismo, ma manca la cultura. Il livello generale di cultura è bassissimo, "l'ingegnero" del paese ha l'istruzione equivalente ad un nostro ragazzino di terza media ed è realmente laureato!

Per concludere questo post, spendo due parole sulla presenza tecnologica in questo paese. La luce elettrica manca all'incirca per 5-6 ore al giorno, ma per fortuna abbiamo dei generatori di corrente. Non esiste il telefono fisso, la connessione ad internet è un gprs via cellulare che mi permette appena di leggere le email. L'acqua è fredda ed tenuta su una cisterna nel tetto che periodicamente andiamo a mischiare con del cloro.

Dedicherò un articolo a parte solo per descrivere questa gente che a mio parere è sorprendente.

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La playta selvaggia non e' cosi' immediata da raggiungere, bisogna farsela a piedi fino alle barche, aspettare il "taxi" che ci porta fino altra sponda del Rio Yuma (il fiume che sfocia sull'Atlantico).

Una volta arrivati all'altra sponda dobbiamo farcela a piedi per 1km circa pagando il pedaggio in dolci ai bambini fancazzisti che incontriamo sulla strada.

La spiaggia e' bellissima e desolata, a parte le feste comandate non e´raro ritrovarsi da soli sulla spiaggia. Peccato che i Dominicani non si facciano il minimo scrupolo a buttare l'immondizia dappertutto rovinando uno dei posti piu' belli del mondo.

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Domenica alle 13:30 partirò da Malpensa, nove ore e mezza dopo atterrerò nella Repubblica Dominicana. Se tutto va bene sarò di ritorno per il 2 o il 3 Aprile.
Perché non ho voglia di andarci? Semplicemente perché penso che le cose belle bisogna condividerle con qualcuno di speciale e Rita e Greta non ci sono. Peccato!

Sembra che ai Caraibi il rischio di annoiarsi è grande, fortunatamente avrò un lavoro da fare altrimenti sarebbe una vera palla. Come farò, invece, a far passare le 10 ore di viaggio?

Aiuto!