Informatica: 5 comportamenti da evitare
Se vi state avvicinando all’informatica o ne siete già coinvolti ecco i 5 comportamenti assolutamente da evitare.
La presunzione: nel mondo dell’informatica c’è sempre chi ne sa più di te e chi ne sa meno di te. Ho conosciuto parecchie persone che partendo da un bagaglio culturale modesto si sono presi la briga di ostentare la loro conoscenza informatica dopo aver letto un paio di libri tecnici. E’ un comportamento assolutamente da evitare, sottolinea un complesso d’inferiorità interiore e non ha riscontro in un mondo reale, ma solo nella testa di questo tipo di persone.
I veri esperti d’informatica, non si prendono mai la briga di contraddire i presuntuosi, li lasciano fare, sarà il loro stesso comportamento a diffondere la loro nomina tra gli esperti del settore.
Caro presuntuoso, pensi davvero che gli studiosi del Massachusetts Institute of Technology si divertano a sminuire chi ne sa meno di loro?
Memoria di ferro: mi è capitato più volte di spiegare, a chi me lo chiedesse, delle metodologie, teorie o quant’altro inerente l’informatica semplicemente perché me lo era stato richiesto. L’ho spiegato in uffici, a parenti, ad amici, a pseudo conoscenti, ma solo nell’1% dei casi qualcuno si è preso la briga di prendere un minimo appunto.
Negli anni ‘60 l’informatica veniva studiata nelle università di matematica; a Torino, il dipartimento d’informatica, esiste solo da qualche decina di anni. Solo questo fatto in sè sottolinea la complessa natura dell’informatica.
Vi fareste mai spiegare della matematica senza nemmeno prendere un appunto? In base alla mia esperienza, ho notato che molte di queste persone sono ancora in balia della loro stessa ignoranza informatica. I loro progressi di 1 anno sono paragonabili a quelli di una persona normale in 7 giorni.
L’analfabetismo cronico: è impossibile acquisire le conoscenze dell’informatica senza leggere. Internet custodisce l’intero scibile umano, esistono più di 8 miliardi di pagine web e molto probabilmente qualsiasi domanda che vi viene in mente è stata già proposta da qualcuno dall’altra parte del mondo. Provate voi stessi! Scrivete una qualsiasi domanda sensata in Google, possibilmente in inglese.
Mi chiedo come sia possibile come alcune persone, prima di chiedere a Google o all’aiuto in linea del software che stanno usando, chiedano a me. Per assurdo mi è capitato di dover imparare io stesso delle cose cercando su internet, perdendo tempo e soprattutto insegnando a chi mi ha posto la questione che c’è sempre un deficiente che si prende in carico lo sbattimento al posto suo. Chi crea un software si è preso la briga di creare un manuale elettronico consultabile usando il tasto F1 e il più delle volte tutte le risposte sono al suo interno. Esistono dei libri acquistabili in qualsiasi libreria che spiegano nel minimo dettaglio qualsiasi cosa vogliate imparare in informatica.
Fallimento mentale: avere a che fare con una persona che vuole imparare affermando continuamente che non capisce nulla è stressante e ben poco entusiasmante. I risultati migliori li hanno sempre avuti quelli che non si sono mai posti il problema che l’informatica fosse difficile, ma si sono fatti trascinare dall’entusiasmo e dalla sete di conoscenza. Il tempo l’hanno sempre visto come un amico e mai come un tiranno.
Continuare a ripetersi che si è vecchi per certe cose, che non si capisce niente d’informatica, che non si è fatti per usare il computer, che si odia il computer… è solo un modo per scusarsi in caso di un relativo fallimento che prontamente avverrà. Se doveste fare un incontro di boxe sapendo già di perdere prima di salire sul ring, ci salireste?
Se si vuole veramente imparare non è importante quanto sia difficile l’argomento, lo si impara applicandosi con entusiasmo e tanta pazienza, a qualsiasi età.
L’impulsività: questo è uno dei difetti più difficili da rimuovere anche per chi è già “esperto”. L’informatica è la contrazione di due parole: informazione e automatica.
Se stai facendo qualcosa con il computer che ti prende tanto tempo, ti fa incazzare, ti incasina e ti scogliona così tanto che sarebbe meglio farlo senza l’ausilio del computer, allora stai sbagliando approccio ed è colpa tua.
Ho visto fare dei procedimenti ripetitivi, alienanti come se fosse il modo più normale del mondo di utilizzare un computer. Il computer può elaborare miliardi di istruzioni al secondo, è meno intelligente di un verme, ma ha due pregi: è molto veloce e non si lamenta mai.
Scrollandosi di dosso il difetto dell’analfabetismo cronico, possiamo spendere un poco di tempo ad istruirci e trovare delle soluzioni automatiche che siano d’aiuto ora e nel futuro; il tempo diventa quindi un investimento.
Scrivere un libro con Microsoft word può essere la soluzione più ovvia, ma è da pazzi. Meglio usare il Latex investendo all’inizio un po’ di tempo, ma imparando qualcosa di utile per tutta la vita (informatica). Allo stesso modo chi gestisce l’azienda con Microsoft Excel invece di usare un database sviluppato ad hoc per i suoi bisogni, cade nella tentazione di avere una soluzione immediata, ma con effetti sgradevoli nel lungo periodo. Il difetto alla base è di adottare soluzioni senza pensare nel medio e lungo termine.
Il millenium bug è un esempio di che danni può provocare il non pensare al futuro anche se allora sarebbe stato necessario un grande sforzo di immaginazione per poter ipotizzare i danni di quella scelta; l’esempio invece che più mi sta a cuore è quello di chi si ostina ad usare le stesse password come se fosse la soluzione più furba del mondo. Al giorno d’oggi un comportamento del genere può essere fonte immensa di gratta capi, come testimonia un’interessante lettera pubblicata da punto informatico.




3 comments
Io aggiungerei la superficialità: ogni cosa che fai su un computer, se svolta con minimi criteri di logica e di “ordine” ha un senso nel momento in cui la fai e avrà un senso anche dopo anni. Per chi scrive programmi è facile cadere nella superficialità, la quale, condita poi dall’impulsività, diventa devastante. Quando scrivi due righe di codice per un utente, lo devi sempre fare pensando al futuro, curando anche i minimi dettagli. Un commento in più in un codice serve prima di tutto a te, e poi a chi leggerà il tuo codice in futuro. E’ come mettere in una routine complessa una riga tipo:
OK = true
e non trovarla utilizzata mai nella stessa routine, e poi scoprire a tue spese che è una variabile pubblica che dopo milioni di righe di codice farà sì che un database si apra oppure no. Un commentino, stile cinghiale come uso io, e fra tre anni non incapperai in figure di merda…
penso però che in informatica l’apprendimento si autoadattivo. Ossia è sbagliato secondo me dire:
“Se stai facendo qualcosa con il computer che ti prende tanto tempo, ti fa incazzare, ti incasina e ti scogliona così tanto che sarebbe meglio farlo senza l’ausilio del computer, allora stai sbagliando approccio ed è colpa tua.”
Ossia: uno inizia con un un metodo, che sarà senz’altro poco efficiente. Nel momento in cui ne hai bisogno e avrai la necessità di fare la stessa cosa, moltiplicata magari per cento e più rapidamente, sarà la naturale conseguenza mettersi alla ricerca di un sistema più efficiente.
In questo senso dico che l’apprendimento è autoadattivo: quando ne avrai davvero bisogno probabilmente lo imparerai.
E’ naturale anche che uno dica: sono un analfabeta informatico cronico, perché non gli è mai interessato approcciarsi a un pc. Chiaro che quando ne hai bisogno, ti è imposto (tipo per lavoro, ecc.) inizierai ad approcciartici, ecc.
E comunque pensa a come ti comperteresti tu se ti volessero insegnare la teoria della relatività generale. Non penso né che prenderesti appunti, né che ci capiresti un h (oddio spero che tu non sia un fisico quantistico).
[...] tipico presuntuoso informatico, esprime il meglio di se quando scrive. Troverete gente che pubblica su internet, commenta sui blog [...]
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