Delusione tricolore

giugno 7, 2008 by Karim Gorjux
Filed under: Italia, Lavoro 

La sera, prima di andare a dormire, mi leggo questo libro:


Immagine di La deriva


Tutto ciò che riguarda la mia attività professionistica assomiglia molto al titolo del libro di Stella e Rizzo: “La deriva”. Rita si chiede come sia possibile una cosa del genere, tasse, tasse e sempre tasse. C’è sempre qualcuno che chiede soldi e a volte fatichiamo anche a capire per cosa ce li chiedono, sono giunto alla conclusione che vivere onestamente, pagando le tasse, non s’ha da fare in Italia. Bisogna essere “furbi”, bisogna assolutamente essere italiani in Italia.




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  1. Sba il sab, 7th giu 2008 16:16

    Sono uno di quelli che si guarda intorno e ne resta sempre più amareggiato, per le tasse e per molte altre cose che fanno schifo in questo paese. Però conosco molte persone che hanno vissuto esperienze all’estero, e tutti, unanimi, hanno detto “La vera America ce l’abbiamo noi in Italia”.
    In realtà siamo l’unico paese europeo il cui popolo riesce a disprezzare la propria nazione e contemporaneamente ad essere disprezzato da qualsiasi altro popolo.

  2. Lara il lun, 9th giu 2008 11:47

    che amarezza.

  3. Fla il lun, 9th giu 2008 17:45

    Proprio sicuri che “…siamo l’unico paese europeo il cui popolo riesce a disprezzare la propria nazione e contemporaneamente ad essere disprezzato da qualsiasi altro popolo.” ?
    Gran parte degli stranieri espatriati che ho conosciuto si lamentava -in vari modi e intensitá- delle cose che non funzionavano in patria.
    Alcuni “amano” l’Italia e gli Italiani pur conoscendone i difetti. Altri “amano” solo il Bel Paese e non chi lo abita. Nella valutazione e/o dichiarazione di amore-odio distinguo tra l’ Italiano e lo straniero. Nel primo caso odio e amore sono sempre piú sinceri -e giustificati- che nel secondo.

    Attenzione a non trasformare l’amore in fanatismo. Amare sta perdendo di significato (come tante altri vocaboli e sentimenti) e non mi piace abusarne l’uso come succede nel mondo anglosassone: “I love peanut butter. I love this car. I love frappuccino…” -Chiusa la parentesi-

    Come emigrante mi arrabbio e mi rattristo piú per i fatti italiani che per quelli del Paese in cui vivo; ¿forse perché sono nato in Italia? ¿O magari perchè ci ho vissuto per i primi trenta anni di una vita? Credo sia per il secondo motivo. NO, ce n’è un terzo: sapere che gli Italiani non sanno usare il tesoro sotto il proprio culo e i bravi e gli onesti non hanno vita facile. Forse è questo che si intende per “la vera America ce l’abbiamo noi in Italia”.

    Nel titolo del libro c’è un “errore”: l’Italia non rischia il naufragio perchè il naufragio è già iniziato. Il fatto è che si riesce ancora a vedere la costa. Quando gli Italiani si accorgeranno di essere sperduti nel mare sarà troppo tardi. Al momento è “solo” tardi, senza troppo.

    P.S. Questo argomento richiederebbe un blog a parte.
    Ciao.

  4. Sba il mar, 10th giu 2008 0:20

    L’italia per salvarsi deve dividersi in tre stati. Poi vediamo chi dei tre ce la farà. Sono razzista e medievale? Se serve per salvarsi, sì.

  5. Massimo il mar, 10th giu 2008 1:30

    ogni mattina lotto con la persona che cerca di superare la fila per il comprare il biglietto della metrò. Le farmacie chiuse la domenica, il taxi come bene di lusso ecc. poi vedo questo: http://it.youtube.com/watch?v=rotT7aRcqcQ
    tutto vero purtroppo!

  6. Fla il mar, 10th giu 2008 17:29

    Vengo in Italia raramente e solo se devo. Vi racconto di come mi sono sentito un alieno durante l’ultimo rientro a Milano, nel 2007.
    Atterro a Malpensa.
    Il trasferimento verso l’aeroporto é tramite bus. Non si muore se non c’é il braccio telescopico ma nella “GranMilán” si potrebbe pretendere di averlo, soprattutto per i giorni piovosi.
    Entro finalmente nella sala “ritiro bagagli”. Cerco e trovo il carrello. Porca put… Non posso prenderlo perché “funziona” solo con monete Euro. Io(come molti stranieri), vengo dall’estero e non ho monete Euro. Non ho neanche la valuta Euro. Non mi immagino neanche che mi debba servire una moneta per usare un carrello. Aff…..lo il carrello! Qualcuno mi dice che c’é un “cambio valute” ma mi accorgo che é oltre il confine passaporti. Un’altra persona (poi) mi dirá che ce n’é un’altro(cambio) prima del controllo passaporti. Chi l’ha notato? Se c’era non funzionava.

    Intanto sono passati “20 minuti 20″ e il nastro sputa i primi bagagli.
    Passo la dogana e incontro mio fratello che mi attende. Ci dirigiamo verso il posteggio e incomincia un’altra avventura. Non riusciamo (in tempi umani) a trovare la “strada” per scendere fino al posteggio. Finalmente troviamo un ascensore. Minuti in attesa, desistiamo. Ne troviamo un altro ma c’é la fila e non si capisce se porta al posteggio e a quale parte del posteggio. Da quel momento non ricordo piú niente perché ho dovuto raffreddare il cervello di mio fratello, ormai incadescente. Ricordo solamente tanti problemi per svolgere azioni indispensabili e -negli altri Paesi- semplici.

    Al ritorno, quando sono dovuto partire da Malpensa, non ho potuto comprare una rivista perche “in quel momento” l’edicola era chiusa. Non era notte fonda e neanche l’alba. Allora, da bravo extracomunitario, cerco l’ufficio infomazioni per chiedere se esiste un’altra edicola e qualcos’altro(che ora non ricordo). Porca put….. É chiuso puro quello.

    Ma ritorniamo alla storia iniziale.
    Finalmente arrivo a casa. Il giorno dopo compro una ricarica da 5 euro per il telefonino. ¿Cinque Euro? Povero fesso! ¿E quanto credi di parlare con una ricarica di 5 euro? Già…me ne sono accorto poco dopo. Il costo di un SMS era superiore a un minuto di conversazione con un operatore non italiano (es: Lituano). Ho poi notato che l’attesa media per l’aggiornamento del saldo era di 30 minuti.
    ¿Siete ancora li? Allora venite con me che andiamo a Milano, non quella “da bere” ma quella che “te la dà a bere”. Mio fratello mi presta l’automobile e decido di usarla per recarmi in città. Io e mia moglie avremmo preferito usare la Metro (stazione Gessate, a 20 km da Milano) ma il costo dei due biglietti era molto superiore al carburante necessari al veicolo diesel. Inoltre avremmo dovuto trasportare pacchi e sacchi di spese; troppo faticoso.
    Vado al distributore vicino a casa per far gasolio. È chiuso per pausa pranzo. “Come? Chiuso per pranzo?” O porca put… È vero che in Italia molte stazione di servizio funzionano come i negozi. ¿E chi se lo ricordava, dopo anni di vita all’estero?
    Arriviamo a Milano, zona Paolo Sarpi. Eh eh..! Qui ti voglio caro straniero che non conosci le istruzioni per vivere a Milano.
    Fermo l’auto in una strada con posteggio a pagamento. Apro la porta, esco. Il mio viso sembra quello di un indigeno dell’Amazzonia che viene svegliato da un elicottero. ¿Che c…o succede? ¿Come c…o pago il posteggio? Incomincio a smadonnare ma siccome sono agnostico la Madonna non risponde, forse è ancora alla Malpensa che aspetta i bagagli e non ha neanche gli euro per il carrello.
    Ho dovuto entrare in un negozio e chiedere aiuto. Ora spiego come si fa: devi recarti da un rivenditore (negozio, edicola o bar) e comprare il biglietto per il posteggio. Nooo! Non è possibile! Sto delirando. Eppure non bevo e non mi drogo.
    ¿Come c…o fa un non Milanese a immaginare questo labirinto? Ci fosse almeno un cartello che te lo spiega… Niente. Neanche Macchiavelli avrebbe potuto arrivarci. Intanto, mentre tu cerchi la rivendita dei biglietti, passa il tempo, e se sei sfigato trovi una multa che è stat più rapida di te.

    Durante quella giornata circolo per Milano e noto che dal 1979, in molte strade urbane, nulla è cambiato. Le strisce che dovrebbero delimitare le corsie (in alcune grandi strade) non ci sono ancora. Sono passati 30 anni 30 e non è cambiato niente. È solo aumentato il traffico.

    Mi viene in mente come posteggiavo bene a Vilnius. Pagavo una persona addetta ai posteggi che ti veniva incontro appena ti vedeva posteggiare. Tu la pagavi, e se non avevi spiccioli lei ti dava il cambio. Oppure potevi pagare col telefonino. Sempre col telefonino pagavo gli annunci pubblicitari su Internet. In quel modo risparmiavo tempo e soldi, e chi riceveva l’annuncio sapeva chi era il cliente. In caso di problemi (di vari tipi…) sarei stato rintracciato. Sto ancora aspettando una risposta da “Secondamano” versione Web per sapere come inserire un annuncio dall’estero. Il formulario on-line è previsto solo per clienti residenti in Italia; se non hai un telefono italiano, un C.A.P. italiano ecc., sei fregato. E son fregati pure loro che perdono il cliente. Questo percorso a ostacoli succede spesso quando dall’estero si desidera un servizio italiano. Sembra che gli Italiani non vedano oltre le Alpi, oltre i Mari di Sardegna e Sicilia.

    Conclusione con domanda.
    ¿Perchè ho speso tanti minuti a descrivere queste situazioni? Perchè raccontare i fatti. Per permettere un “copia-incolla” mentale da diffondere tra quelli che non sanno.
    Allora, copiamo e incolliamo i fatti.
    Buona giornata.
    Fla

  7. Massimo il mer, 11th giu 2008 0:42

    sarò breve.
    A marzo vado a Barcellona, prendo il trenino per Malpensa, io e la mia fidanzata costo 22 euro a testa (totale 44 euro) il low cost è costato 30…a Bercellona lo stesso treno andata e ritorno gratis fino in centro. Parlo spagnolo ma incredulo me lo sono fatto dire 2 volte.
    Discorso farmacie: è domenica, dopo averne trovate chiuse una decina vado in Piazza del Duomo (pieno centro Milano) ne vedo una aperta e con una lunga fila di persone, arriva il mio turno, la signorina in camice mi dice che è aperto solo per L’ESTETICA, quindi se voglio comprare una crema posso, se è per una medicina POSSO MORIRE. Tutto vero in Italia la realtà supera la fantasia.
    Adesso arriva l’estate, leggete questo http://www.soldiblog.it/post/1881/treni-tagli-ad-alta-velocita#continua
    ecco perchè cerco di vivere all’estero il più possibile

  8. Baltic Man il mer, 11th giu 2008 8:10

    Con tutto questo, tutto vero, non capisco come la fama del marchio “Italia” nel mondo sia ancora cosi alta.

    Siamo geniali nel mantenere in piedi una balla colossale.

  9. dick dastardly il mer, 11th giu 2008 12:14

    Milano, ore 9:00. Discorso con il commercialista.
    Comm: Il 16 hai la scadenza per l’irpef e i contributi inps. Devi pagare xxxx
    Io: Ok, ma mi ritrovo a pagare per cosa? Tanto la pensione non la vedrò mai.
    Comm: Le tasse, sai com’è…
    Io: Si certo, so com’è. Pago per avere la sanità (che poi comunque devo sovvenzionare con ticket). Pago per avere sicurezza: sovvenziono le forze dell’ordine, formate per l’80% da gente che fa quel mestiere solo perché non vuole farne un altro, del “senso dello Stato” sai quanto importa loro. Sicurezza? ma se mi rubano in casa poi sono subito fuori. E io sono più insicuro di prima.
    Pago perché i figli abbiano istruzione: sì ma poi altre tasse e i libri di testo pago comunque.
    Pago per avere una pensione? Quale? I miei contributi INPS sono soldi regalati a non so chi.
    COMM: Devi comunque pagare.
    Io: Lo so, ma se non pago…
    COMM: potresti avere problemi con la finanza, lo sai.
    Io: devo pagare. lo so.

    In una città del Sud Italia, nella sede di una qualunque attività commerciale:

    Gennaro: sono qui per conto di un amico. devi dargli xxxx, lo sai.
    Esposito: lo so, devo pagare. ma se non pago?
    Gennaro: paghi per avere protezione. Ma se non paghi potresti avere problemi. Sai come funziona.
    Esposito: ah, per una questione di sicurezza. Allora pago.

    Qualcuno può spiegarmi tecnicamente la differenza tra tasse e pizzo?
    (a parte il fatto che nel secondo ottieni realmente sicurezza). Ecco, questo è il concetto: si va alla deriva perché conviene essere disonesti.

  10. Massimo il mer, 11th giu 2008 14:08

    caro baltic, siamo sicuramente forti in 2/3 settori (moda, design ecc) molto lo dobbiamo a chi ci ha lasciato un bel paese migliaia di anno fa ( ricordi qualche monumento degno costruito recentemente?) poi tu viaggi molto e sai che una cosa è fare il turista, un’altra è VIVERE NEL PAESE…beh noi siamo un paesotto

  11. Baltic Man il gio, 12th giu 2008 6:02

    Siamo d’accordo! Ma la balla è veramente grande.

    Me ne stupisco ogni volta che incontro studenti che nel loro cammino hanno studiato l’italiano, e sono incredibilmente tanti.
    Boh!

  12. Fla il gio, 12th giu 2008 17:14

    Una puntata di Report era dedicata al “Made in Italy”. Riassunto: la creativitá non manca ed é forte, peccato che la maggioranza dei prodotti di marca sia “Made in China”. Un’altra parte é “Made in Italy by Chinese people” (schiavi é la definizione giusta).
    Quando va bene, il prodotto é al 55% italiano, quando va meno bene di italiano c’é solo l’etichetta.

    Altro settore. Nella gastronomia (settore che conosco) i danni peggiori sono causati da Italiani (importati o immigrati di lunga data). Tra i lettori c’é forse qualcuno che conosce un certo ristoratore di Klaipeda…
    Nel resto del mondo le cose non cambiano e vi assicuro che alcuni dei ristoratori Italiani da me conosciuti erano da denunciare.

    Si puó cambiare ambiente ma le storie portano sempre allo stesso punto. Improvvisazione, ignoranza, arroganza e menefreghismo.

    Spesso faccio il confronto con la Francia (che adoro) e i Francesi (che meritano un discorso a parte, nel bene e nel male). Qui in Cile ogni cittá ha un centro culturale francese, perfino in Arica, dove gli abitanti non raggiungono il Q.I. di una melanzana.

    Sará la Storia, sará la genetica, gli Italiani sono cosí. Intanto sempre piú spesso diamo motivo allo straniero perché ci eviti.
    La mia amica Lituana responsabile per l’EURES di Klaipeda mi dice che quando puó evita gli Italiani perché sono inaffidabili. É rimasta scottata da qualche azienda e ha imparato la lezione.
    Qualcuno di voi ha letto le mie disavventure con i Consolati italiani. Bene, quella é solo la punta dell’iceberg.
    Buona fortuna.

  13. fla il ven, 13th giu 2008 19:41

    Continuiamo cosí, facendoci del male :)
    Leggendo un blog sul turismo ho incontrato questa notizia:
    —-
    Italia, un paese invisibile sui motori di ricerca.
    Secondo un recente indagine di TTG Italia, l’offerta nazionale di turismo non si trova con facilità sulla rete. Tutto questo malgrado il canale sia il principale strumento di approccio ad un paese per i viaggiatori, come dimostrato da Synnovate in uno studio realizzato per Google Italia.

    L’indagine sottolinea soprattutto la perdita secca del 41% di potenziali visitatori per l’Italia, dovuta all’assenza del nostro paese nei motori di ricerca.

    Il 5 giugno il Sole 24 ORE ha deciso di sottotitolare il suo secondo forum sul turismo “Il prodotto Italia è innovativo e competitivo?”. L’indagine realizzata per Google Italia sembra in questo senso dare una risposta negativa: “il 41% dei navigatori che voleva visitare l’Italia ha poi deciso per altre località, dopo aver cercato inutilmente le informazioni necessarie sulla rete”.

    Con il portale Italia.it che dovrebbe essere rilanciato, fra mille preoccupazione, nei prossimi mesi, non si può che rimanere scettici sulle possibilità di crescita dell’industria nel Belpaese. La situazione internazionale è difficile; si preannuncia un’estate che potrà contare su uno scarso afflusso di turisti statunitensi, ed l’Italia non sembra poter contare su importanti portali di destinazione come, ad esempio, http://www.spain.info in Spagna.

    L’arretratezza on-line nostro paese è purtroppo di nuovo alla ribalta della cronaca…
    —–FINE della notizia——

    Nel 2007 un’amica Lituana mi chiese informazioni su zone da visitare in Italia. Doveva partecipare ad una fiera a Firenze e sulla strada di ritorno (in auto) avrebbe voluto conoscere altre localitá. “Ghepensimí” (ci penso io), le dico contento di potarla aiutare. “Vado in Rete e ti faccio un bel programmino”. Non ho resistito molto in Rete e ho abbandonato per la fatica (inutile) nel trovare informazioni da siti italiani.
    A tutt’oggi l’Italia non ha un sito -degno di essere chiamato sito- sul turismo nazionale.
    Traduciamo il tutto in una frase: “cagare sulla tavola apparecchiata”. Scusate per l’espressione.

    Karim, come vedi non c’é neanche bisogno di comprare i libri di Stella per rimanere insonni. ;)

    …e non ti ho raccontato l’avventura per prenotare una visita al Cenacolo. C’é da morir dal piangere… prova ad andare alla home page da questo link (che é per le prenotazioni):
    Non metterti in mente di prenotare con quel sistema perché ne usciresti pazzo. Giá la “home page” fa contorcere Leonardo nella bara, non ti elenco le altre c—–e incontrate nel sito.
    Oh my!

  14. Diary of a Baltic Man » Lettere dal fronte il sab, 14th giu 2008 20:12

    [...] crescendo di anno in anno e che sembra aver superato i suoi anni piú difficili. Come giustamente commenta Fla, in ogni cittá sudamericana c’é un centro culturale francese (Barranquilla conferma), e tra [...]

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