Frenetico
In Lituania mi spaccavo altamente le balle, qui non ho il tempo nemmeno di sbadigliare, soprattutto ora che siamo in tre. Greta è piccola e richiedere un’attenzione particolare, continua e costante. Rita non è nel suo paese, ma per fortuna se la cava più di quanto me la cavavo io in Lituania i primi tempi.
All’appello manca il lavoro, ma anche quello lo sto portando avanti. Ho scelto di mettere in piedi una società di servizi informatici e purtroppo, ma è giusto così, i primi anni sono quelli più duri. Bisogna investire dei soldi, del tempo e non è sempre detto che si riesca ad avere dei grossi risultati, sono giovane e se non lo faccio ora non lo faccio mai più. A tal proposito ho letto un interessante articolo sulla stampa qualche giorno addietro, la vita del dipendente in Italia è diventata ardua, molto ardua. Siamo sicuri che mettere in piedi un’impresa sia veramente la scelta più coraggiosa?
Ste (due) donne lituane
Ogni tanto mi leggo qualche post del mitico Sandro, lui si che se la spassa con l’altro fenomeno del Borja, donne, feste e ogni tanto si mette pure a parlare di scuola mettendo bene in mostra la foto di classe. Subito mi rendo conto di una cosa: l’occhio è tornato agli standard cuneesi.
Bene, domani mattina andrò a prendere la mia signora e la mia signorina: le mie due donne lituane. La domanda che mi viene posta più frequentemente è questa: “Ma Rita vuole venire in Italia?”.
Per “par condicio” Rita dovrebbe passarsi due anni qui in Italia, ma alle condizioni lituane, come ho passato i miei due anni a Klaipeda. Dato che non sono così meschino ho cercato di preparare la casa per il meglio, ma sono proprio tante le cose a cui bisogna pensare quando si passa dalla modalità chissenefrega-del-domani a ho-una-famiglia-e-mi-tocca-diventare-adulto.
In sostanza Rita ha “paura”, ma non è la sola, anche io ho i miei timori e non sono pochi.




